Commento sul voto referendario estratto da un comunicato del partito dei Carc
I risultati del voto
Per valutare l’esito elettorale dobbiamo considerare che erano per il Sì oltre ai partiti che fanno parte del governo Meloni (che alle elezioni del 2022 avevano raccolto circa 12 milioni di voti), anche Azione di Calenda (che alle elezioni del 2022 aveva raccolto, assieme a Italia Viva di Renzi, circa 2 milioni di voti) e diversi esponenti del PD (dalla Picierno a Minniti), mentre Italia Viva di Renzi aveva dato libertà di voto. Quindi interi settori del polo PD delle Larghe Intese erano schierati sulle posizioni del governo Meloni nella battaglia referendaria.
Sui 28.6 milioni di votanti (Italia+estero) i NO sono stati circa 15 milioni (53.2%) mentre i Sì sono stati 13.2 milioni di voti (46.8%). In dettaglio i dati sono:
|
|
Elettori |
Votanti |
% |
NO |
% |
SI |
% |
|
Italia+Estero |
51.422.000 |
28.624.000 |
55.7 |
15.084.000 |
53.2 |
13.252.000 |
46.8 |
|
Italia |
45.944.000 |
27.061.000 |
58.9 |
14.461.000 |
53.7 |
12.448.000 |
46.3 |
|
Estero |
5.479.000 |
1.563.000 |
28.5 |
623.000 |
43.7 |
804.000 |
56.3 |
Totali schede bianche e nulle (Italia+Estero): 306.000
Per quanto riguarda la distribuzione del voto per regione: il NO ha vinto in 17 regioni (in Campania, Sicilia e Basilicata ha superato il 60%), mentre il Sì ha vinto in 3 regioni (Lombardia, ma non nella provincia di Milano dove ha vinto il NO con il 58%, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia).
La seconda considerazione è che il governo Meloni ha subito una batosta elettorale in quasi tutte le regioni. Da rilevare in particolare la sconfitta nelle grandi città e nelle regioni del Sud, anche in quelle in cui il centro-destra governa da anni come Sicilia e Calabria.
***
Le mobilitazioni dell’autunno scorso e poi l’esito del referendum indicano che tra le masse popolari (giovani e meno giovani, compresa una parte di chi nel 2022 aveva votato per Meloni e soci) si allarga e si rafforza l’orientamento contro il governo della guerra, dell’economia di guerra, della devastazione dell’ambiente e della repressione. La cacciata del governo Meloni deve adesso diventare l’obiettivo apertamente perseguito nelle mobilitazioni del prossimo periodo. Spetta ai comunisti e a tutte le forze del fronte politico, sindacale e sociale anti Larghe Intese dare al malcontento, all’indignazione e alla ribellione popolare un obiettivo politico chiaro e d’attacco: mandare a casa il governo Meloni, servo degli imperialisti USA, complice dei sionisti, compare di quelli UE e sostituirlo con un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate deciso e in grado di attuare le parti progressiste della Costituzione del 1948 (lavoro, relazioni con altri popoli e Stati, diritti e libertà politiche e sindacali, equità sociale, funzione sociale delle aziende, salvaguardia dell’ambiente e del territorio) da sempre violate o eluse dai vari governi succedutisi negli ultimi decenni. Apertamente incostituzionali sono le basi e installazioni militari USA e NATO che dal 1949 in poi occupano il nostro paese rendendolo nei fatti un protettorato USA, le leggi che perseguitano gli immigrati, la privatizzazione della sanità, la mano libera a speculatori e industriali che smantellano il tessuto produttivo del paese: i casi in cui è stata ed è aggirata, manomessa o apertamente violata sono tanti quanti sono i suoi articoli.
25 marzo 2026